Quali sono le cause più comuni delle alterazioni ossee
Con l’avanzare dell’età, le ossa possono diventare così deboli da rompersi anche in assenza di traumi rilevanti: è la cosiddetta frattura da fragilità, che interessa soprattutto femore, vertebre e polso.
L’invecchiamento è uno dei fattori principali: con il passare degli anni diminuisce la capacità dell’osso di rigenerarsi e si riduce la produzione di ormoni che ne sostengono la struttura, come avviene, ad esempio, in menopausa. Anche una minore attività fisica può contribuire al progressivo indebolimento dello scheletro.
A questi elementi si aggiungono le carenze nutrizionali, che possono influire in modo significativo sulla resistenza dell’osso. Una dieta povera di nutrienti essenziali porta progressivamente a una riduzione della densità minerale. Le ossa, infatti, sono composte da una parte organica e una parte minerale. Oltre al calcio, anche fosforo, fluoro e soprattutto magnesio contribuiscono alla loro durezza e resistenza:
- una carenza di magnesio, spesso sottovalutata, può compromettere la qualità della mineralizzazione e aumentare la fragilità ossea
- uno squilibrio tra calcio e magnesio può interferire con il processo di rimodellamento osseo, rendendo più difficile mantenere una buona densità
Il ruolo del magnesio nella funzionalità ossea
Quando si parla di funzionalità e alterazioni della struttura ossea si associa erroneamente a queste condizioni solo la carenza di calcio, senza considerare minimamente il magnesio; questo è un errore che può rivelarsi determinante, perché tale minerale è fondamentale per la struttura dell’osso.
L’osso, infatti, è costituito da una matrice extracellulare dura, detta mineralizzata, e da una componente cellulare, gli osteociti; la matrice è la parte del tessuto osseo ricca di calcio, ricchezza che varia al variare del livello di magnesio, in quanto una sua carenza influisce sull’omeostasi del calcio, con conseguente manifestazione di ipocalcemia.
Recenti studi confermano l’importanza del magnesio nella rigidità ossea: su donne in postmenopausa si sono notate significative riduzioni del magnesio sierico e osseo, con conseguente fragilità. Mentre su una popolazione di uomini anziani si è evidenziato come il corretto fabbisogno di magnesio nella dieta sia associato positivamente alla densità minerale ossea.
La carenza di magnesio, infatti, ha effetti negativi sul paratormone (PTH) e sulla Vitamina D, rallentando la produzione di nuovo osso sano: ai normali livelli fisiologici, i cambiamenti acuti nella concentrazione di magnesio influenzano la secrezione di PTH.
Con l’avanzare dell’età soprattutto, ma non solo, risulta quindi fondamentale integrare in maniera corretta il magnesio, quotidianamente, per mantenere la struttura del nostro scheletro osseo ma anche per contribuire a un miglioramento della sua densità qualora si siano già manifestate.